LICEO ARTURO TOSI X PARCO DELLE ROGGIE

| Chelidonium majus | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Papaverales |
| Famiglia | Papaveraceae |
| Genere | Chelidonium |
Riguardo l’origine del nome ci sono diverse teorie. Secondo alcuni autori deriverebbe dal greco “Chelidòn”, che significa rondine, poiché la pianta fiorisce con l’arrivo di questi uccelli. Inoltre, nel rinascimento si credeva che i piccoli di questa specie strofinassero gli occhi sulla pianta per favorire la loro apertura. Invece, altri pensavano che il nome derivasse dall'espressione latina "donum coeli", dono del cielo, perché era considerata una pianta magica con poteri soprannaturali.
La Chelidonia è una pianta erbacea perenne, alta da 30 a 90 cm ed a fusto ramificato. Le foglie sono alterne e lobate, di color verde e si schiariscono nella pagina inferiore. I fiori sono riuniti in piccoli gruppetti composti da quattro petali di colore giallo intenso. Questa pianta è facilmente riconoscibile perché, spezzondone un rametto, fuoriesce un lattice di colore giallorossastro.
Ha un territorio di diffusione centrato nel bacino del Mediterraneo, ma la si può trovare anche in Europa Settentrionale e Russia europea. È considerata infestante poiché cresce spontaneamente nei boschi, nelle zone abbandonate, nei giardini e nelle aiuole.
La Chelidonia è evitata dagli animali da pascolo probabilmente per il suo sapore sgradevole e aspro. Essa era considerata dai nostri antenati la fata delle erbe, ovvero un portafortuna. Inoltre, una leggenda narra che, se posta sul capo di un ammalato, ha il potere di far piangere l'ammalato in fin di vita e far cantare l'uomo in via di guarigione. La pianta viene considerata anche un’ erba insanguinata, che riesce a curare disturbi circolatori, oppure un’erba gialla utilizzata per curare i malanni del fegato e l’itterizia. Secondo la tradizione popolare del Friuli è nota come “erba di Santa Apollonia”, la santa che protegge i denti, poiché una leggenda narra che una goccia di latice di celidonia posta sopra un dente cariato è in grado di placarne il dolore. Successivamente, era ritenuta indice della benevolenza degli Dei, poiché era una pianta primaverile di colore giallo e per sapere se durante l’estate i raccolti avessero dato i frutti sperati, si attendeva che sbocciassero i fiori di celidonia come segno di buon auspicio. Questa pianta ha anche innumerevoli usi medici, tra i quali essere diuretica e purgativa, essere un farmaco specifico per il fegato, essere calmante, conciliare il sonno, combattere gli spasmi organici, guarire le oftalmie croniche e le affezioni degli occhi in generale, guarire le dermatosi, curare la tigna, far scomparire le verruche, i duroni e i calli e facilitare la cicatrizzazione delle ulcere, applicata in impacchi sull’addome.